Prealpi venete
Data escursione: 27 Dicembre 2025Vetta: Chalet monte Falcone (rifugio Gingerino) - 1606 m
Organizzata:
PrivatamenteDifficoltà:

EAI - Escursionisti Ambiente Innevato
Il rifugio Gingerino (1606 m) è situato proprio nella cresta di divisione tra la vallata dell’Agno e quella del Chiampo, non distante dalla sella del Campetto dove si trova un sito di archeologia montana che testimonia l’insediamento umano e lo sfruttamento delle risorse del territorio fin dalla preistoria. La vista è considerevole; una finestra sull’alto vicentino, le valli dell’Agno e del Chiampo apprezzando le cime del Carega, del Sengio Alto e del Pasubio e, verso la pianura, i colli Berici ed Euganei fino alla lontana catena appenninica. La Sella del Campetto è anche snodo di diversi sentieri. Da qui si può percorrere la cresta di cima Marana (1564 m) verso sud-est o percorrere la mulattiera (sentiero Milani, 202) verso nord-ovest per il passo della Porta, bocchetta Gabellele, passo della Scagina ed il rifugio Bertagnoli alla Piatta (magico veneto).
Una recente nevicata (vigilia e giorno di Natale) a cui ha fatto seguito la previsione di un periodo di alta pressione, ha suggerito l’organizzazione di questa escursione invernale in una zona mai frequantata precedentermente, scelta per la relativa vicinanza dal luogo di residenza e per l’impianto, dismesso, di risalita al monte Falcone.
Verso sentiero SPR
In ogni stagione, rimane quindi un solo modo per salire alla cima; a piedi, con l’ausilio di ciaspole, ramponcini o sci d’alpinismo in quella invernale, sicuramente molto più suggestiva che in altre stagioni.
Punto di partenza dell’escursione: malga Pizzegoro Vecia (immagine reperita dalla rete) a Recoaro Mille (1.020 m circa), nei pressi del grande parcheggio.
I cimbri, il primo popolo che abitò le prealpi venete intorno al XIII secolo, diedero al caratteristico luogo il nome di “Spitz-gar”. Dopo alcuni secoli la denominazione si trasformò in Pizzegoro, termine ancora oggi utilizzato per indicare il luogo dove è situata la stazione sciistica. Gli abitanti chiamavano il posto anche “busa“, parola che suggeriva la caratteristica forma concava del territorio, adatta a ospitare impianti sciistici. In origine il Pizzegoro era una distesa di alberi che nel periodo rinascimentale fu completamente disboscata per ordine della Repubblica di Venezia, avida di tronchi per costruire navi. Il posto rimase così, per secoli, solo luogo di pascoli per mandrie e greggi, contribuendo a sviluppare una delle attività economiche più diffuse della zona (wikiloc).
Dalla vecchia malga si prende, in direzione sud, una traccia che sale nel manto nevoso fino ad incrociare la forestale innevata SPR (Sentiero del Partigiano e della Resistenza) che, oltre la nuova malga Pizzegoro (1010 m), comincia a salire a tornanti nel bosco senza comunque impedire saltuarie visioni sulla vallata dell’Agno. Dopo aver intersecato l’ex pista da sci alla Busa del Podeme (1282 m, foto Irene) ed aver apprezzato un primo panorama sulla catena dei Forni Alti e sul massiccio del Pasubio, si riprende la traccia della forestale fino alla Sella Campetto (1543 m) con la prossima malga Campetto, ora abbandonata. Dalla malga, con un breve e ripido strappo, si raggiunge infine il capitello di monte Falcone con il vicino Chalet, noto anche come rifugio Gingerino (Poco meno di 3 ore dal parcheggio, con molta calma!)
Chalet monte Falcone (foto Irene)
Rientro al parcheggio per il sentiero SPR di salita con alcune deviazioni dal percorso originario sfruttando i ripidi e veloci pendii dell’ex pista di discesa. (Ore 1,30 dallo Chalet)
Percorso rilevato con GPS e trasportato su mappa Google Earth: rosso in andata, verde al ritorno. Cliccando sul simbolino della macchina fotografica si può visualizzare la foto.





