La Rocheta de Prendera

Le Rochete - Beco de Mezodì 

Data escursione: 7 Luglio 2021
Vetta: La Rocheta de Prendera - 2.496 m
Organizzata: Privatamente
Difficoltà:
EE - Escursionisti Esperti

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      1. Concerto per oboe e archi V mov - Corelli

Per chi sale dalla val Zoldana, poco dopo Forcella Staulanza, nei pressi di un tornante si può parcheggiare l’auto nell’ampio slargo alla base della parete nord del Pelmo (1670 m circa).

L’intera escursione può essere suddivisa in due parti: la prima percorre una carrareccia sterrata (sentieri 467-458, Alta Via delle Dolomiti n. 1) fino alla casera Prendera (2148 m), ai piedi della vertiginosa parete verticale del gruppo de Le Rochete, con qualche saliscendi, tranquilla ed un pò monotona, ma con viste fantastiche sulle dolomiti zoldane ed ampezzane.  La seconda parte si trasforma in sentiero vero e proprio che sale in maniera ripida fino all’erbosa Forcella Col Duro (2250 m) e, da qui fino alla cima attraverso un esposto ghiaione, diventa poi traccia di sentiero senza segni convenzionali ma con alcuni “omini di pietra”, probabile risultato del passaggio di precedenti escursionisti e del mio. Ritengo che alla Forcella Col Duro non sarebbe stato eccessivo un paletto segnaletico con tabella direzionale e difficoltà del percorso da affrontare verso la cima.

Dal parcheggio la carrareccia sterrata si inoltra nel bosco fino ad incontrare alcuni edifici della malga Fiorentina (1799 m). Compiendo un ampio tornante si continua a salire nel bosco fino al poggio erboso dove sorge il rifugio Città di Fiume (1918 m), 45 minuti dal parcheggio.

Innalzandosi sui prati dietro il rifugio stesso e costeggiando il lato occidentale del Col de la Puina, la traccia rientra nel rado bosco; procedendo con morbidi saliscendi appare per la prima volta il gruppo de Le Rochete. Usciti nuovamente dal bosco, si giunge alla panoramicissima Forcella de la Puina (2034 m).

Rocheta de Prendera da forcella Col Roan

Rocheta de Prendera da forcella Col Roan

Si procede dapprima in leggera discesa fino alla vicina Forcella Roan (1999 m, ) per poi salire nuovamente fino ad una ulteriore forcelletta (Forcella de Col Roan, 2075 m), che dà accesso ad una zona prativa attraverso la quale si arriva alla casera Prendera (2148 m, ore 1,15 dal rifugio Fiume).

Dalla casera, che offre un riparo spartano, si risalgono i prati fino a giungere nei pressi della Forcella Col Duro (2295 m); “qui, prima della poco marcata forcella, nel punto in cui il sentiero pare correre tra due argini erbosi, si notano sulla destra degli ometti”Così recita una delle poche relazioni (gambeinspalla.org) che descrive la salita alla cima dalla forcella Col Duro.

Non so se per difetto di vista o per aver svoltato troppo presto in direzione del ghiaione da risalire e della forcella, sempre evidente, tra il Beco de Mezodì ed il gruppo Rocheta, ma a noi gli “ometti di pietra” non sono apparsi; coscienti comunque che la direzione era quella giusta, abbiamo contribuito alla costruzione di ulteriori “ometti provvisori“, in previsione del ritorno.

Cercare ometti di pietra in un ambiente saturo di pietre è come cercare un ago in un pagliaio! 

Affrontando trasversalmente l’impegnativo ghiaione di salita, seguendo labili tracce che avrebbero potuto essere opera dalla fauna locale, ci dirigiamo verso la parete rocciosa che scende dal Beco de Mezodì dove sembra apparire una sorta di traverso in direzione della forcella.

Nel punto in cui si passa a ridosso della parete rocciosa, la traccia si fa più marcata, la pendenza più sensibile e, con ulteriori pochi passi sulle ghiaie, si risalgono gli ultimi metri su zolle d’erba. Giunti in forcella (quota 2366 m) ci si ritrova su terreno più facile e stabile; occorre compiere un ulteriore traverso su stabili ghiaie fino ad arrivare al largo crestone della Rocheta de Prendera e da qui, guidati dalla croce di vetta e da numerosi e superflui “ometti”, si giunge brevemente alla cima ( ore 1,30 da casera Prendera). (Totale ore 3,30 dal parcheggio)

In vetta

In vetta

La Rocheta de Prendera, appena oltre la semplice croce di vetta, precipita bruscamente sui pascoli sottostanti mentre, dal versante di salita, si allunga in morbidi pendii rocciosi cosparsi di zolle erbose. Oltre a ciò il panorama è magnifico e circolare; volgendosi verso il percorso di salita spicca il vicino Beco de Mezodì, la dentellata cresta della Croda da Lago ed oltre le Tofane. Poi le cime che sovrastano la conca di Cortina, il Sorapis, le Marmarole, l’Antealo, il Pelmo, il Civetta, per chiudere infine il cerchio con le praterie del Mondeval e la bastionata del Formin.

Vista dalla cima

Vista dalla cima

Per il ritorno si prevede di transitare sul medesimo percorso della salita.

Discesi alla forcella (quota 2366 m) tra il Beco de Mezodì e la Rocheta, allorchè la vista abbraccia l’intero percorso di salita del ghiaione, mi torna in mente il detto di Renè Daumal che recita: “L’alto conosce il basso, il basso non conosce l’alto”. Ed ecco che, come per incanto, appare sufficientemente chiara la via che si sarebbe dovuto tenere in salita e che sovrasta, discostandosi, di una ventina di metri quella da noi percorsa.

Dalla Forcella Col Duro il ritorno seguirà la stessa via dell’andata coprendo la distanza fino al parcheggio in ore 2,45 dalla cima.

 

Profilo altimetrico

Profilo altimetrico

Percorso rilevato con GPS e trasportato su mappa Google Earth: rosso in andata, verde al ritorno. Cliccando sul simbolino della macchina fotografica si può visualizzare la foto.

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