Cusna Cisa e Prampa

APPENNINO TOSCO-EMILIANO
Monte Cusna – quota max. raggiunta 1.771 m
Monte Cisa
1.699 m
Monte Prampa
1.698 m
Escursione organizzata privatamente
Organizzata privatamente
metà gennaio 2018
Difficoltà:
Escursionisti EAI
Escursionisti ambiente innev.
Scarica traccia GPS in formato GPX, GDB e KMZ
      1. Ice Dance by Danny Elfman
Il monte Cusna, con 2.120 metri d’altezza, è la maggiore cima dell’Appennino reggiano e la seconda dell’intero Appennino settentrionale dopo il Monte Cimone. Monte Cusna L’imponente catena montuosa, ben visibile dalla pianura padana, è formata dal monte Cusna e dalle anticime Sasso del Morto (2078 m) e La Piella (2071 m). Il crinale della montagna forma il caratteristico profilo che ricorda quello di un uomo disteso, detto Uomo Morto o Gigante. Da quest’ultimo toponimo prende il nome l’area protetta dell’ex parco del Gigante, ora parte del parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. (wikipedia.org)
Salito per la prima volta dalla località Pian Vallese (Febbio) nella primavera del 2007, si vorrebbe affrontare il Cusna nella stagione invernale, partendo dal piccolo paese di Monte Orsaro, 1230 m circa (Reggio Emilia).

Centro abitato più elevato della Val d’Asta, e di tutto il territorio del parco nazionale, il paese è ben raccolto ai piedi del monte Prampa e fino a pochi decenni fa viveva quasi esclusivamente di pastorizia.

Forestale

Attraversato il borgo, si può parcheggiare presso un largo spiazzo dove la stradina si biforca (divieto di accesso, poco oltre) con la diramazione di sinistra che porta verso il rifugio Monte Orsaro (1.300 metri circa). Si sale a monte del rifugio sulla strada forestale sovrastante, percorrendola interamente fino all’incrocio con cartello per il passo della Cisa che lasciamo per continuare a sinistra, in leggera salita, sul sentiero CAI 623, su neve ben battuta. Poco oltre, in corrispondenza di altro bivio CAI, manteniamo il segnavia 623 mentre a sinistra si può scendere verso il ricovero Rio Grande. Prossimi all’uscita dal bosco si apre una grande radura (cartello CAI) dove comincia la salita sull’ampia dorsale nord del monte, denominata “Le Prese”. Siamo a quota 1770 metri circa; il manto nevoso che ci ha accompagnato fin qui diviene sottile, spazzato dal vento e ghiacciato, lasciando spazio ad affioramenti di arenarie ed argille scure originate dall’erosione delle varie rocce che costituiscono questo versante. Crinale del Cusna

Nonostante le previsioni meteo del giorno prima, abbastanza confortanti, il crinale appenninico ci ha riservato qualche sorpresa, come succede a volte in questi luoghi. Alternanza, nell’arco di poche ore, di condizioni climatiche ottimali, con visibilità tersa che spaziava, oltre la fosca pianura, dalle Prealpi a nord alle Alpi a nord-ovest, e minacciosi passaggi di corpi nuvolosi con qualche fiocco di neve. Un vento fortissimo, inquietante e dispettoso, si insinuava poi, costante ed impertinente, tra i nostri vestimenti, quasi volesse ghermirci e portarci via, riuscendoci in parte. Impossibile procedere per gli oltre 300 metri circa di dislivello che ci dividono ancora dalla cima; si decide pertanto di ritornare indietro, trovare un posto più a valle riparato dal vento ed individuare un percorso alternativo. (ore 2,30 dalla partenza)

I monti Cisa e Prampa, alle cui pendici orientali siamo transitati per salire verso il Cusna, sporgendo alti dal crinale principale, sembrano proteggere dalla tramontana il borgo di Monte Orsaro. Offrono vasti panorami rivestendo grande interesse geologico, con percorsi su antichi pascoli contesi per secoli.Ritorno verso il passo Cisa

Tali cime secondarie potrebbero rappresentare una valida alternativa all’impossibilità di salire sul Cusna! Si ritorna quindi verso il passo della Cisa (1549 m) e deviando a destra sul crinale ne seguiamo il filo verso nord-est, lungo una traccia innevata poco battuta ma ottimamente segnalata con il numero 623. Dopo alcuni saliscendi con ciaspole calzate affrontiamo di petto la ripida costa sud-ovest del monte Cisa, formata da strati di argille ed arenarie libere da innevamento. In vetta al monte CisaTra la vegetazione bassa la traccia di sentiero è evidente e dopo alcuni strappi ci si trova ad affrontare il gradino superiore, una soglia rocciosa che costituisce la vetta del monte. (ore 1,15 da “Le Prese”)

Discesa dal monte Cisa

Dopo una breve pausa ci accingiamo a scendere sul crinale opposto, verso nord-est. Il sentiero (sempre segnavia 623) scende lungo radure e lembi di faggeta su terreno meno ripido del versante sud. Si seguono i numerosi segnavia verso il massiccio monte Prampa giungendo alla larga depressione innevata (sella del Prampa, 1545 m) del crinale tra i due monti su cui transita anche il sentiero 621 proveniente dal rifugio Monte Orsaro. Quando il 621 scende a sinistra, riprendiamo il 623, chiaro e battuto, che esce dalla boscaglia e sale diretto per la dorsale erbosa del monte Prampa.

La salita è decisamente meno impressionante di quella al monte Cisa; senza troppa fatica ci troviamo infine in vetta al monte Prampa. (ore 1,00 dal monte Cisa)
Facile a dirsi, ma quale sarà la vera cima, in un altopiano ondulato pieno di piccoli avvallamenti, crestine e dossi? Il panorama è analogo a quello del monte Cisa, ma più aperto verso valle. In vetta al PrampaIn vetta, da dove possiamo distinguere il massiccio del Succiso-Casarola, il Ventasso e la vicina Pietra di Bismantova, c’è un basamento con piccolo menhir e nicchia con Madonnina.Panorama dal Prampa

Per la discesa, il sentiero 623 è evidente e ben segnato; si incontrano i primi faggi sulla sinistra del sentiero mentre a destra il segnavia 621B, appena accennato, si stacca ed inverte la direzione verso un alpeggio parzialmente innevato. Si transita nei pressi di un rudere posto su un ripiano di pascoli ai piedi orientali della vetta.
Seguendo il sentierino che scende ci si affaccia nuovamente sulla val d’Asta, dominata dalla catena del Cusna, per sbucare infine sulla strada forestale, a pochi minuti di distanza dal rifugio Monte Orsaro e dal parcheggio. (ore 1,00 dal monte Prampa)

Profilo altimetrico

 

(I testi in corsivo ed alcuni riferimenti topografici sono stati tratti da: parcoappennino.it)

 

 

 

(Tutte le foto non firmate sono attribuibili ad Alberto Zerbini)

 

 

 

Percorso rilevato con GPS e trasportato su mappa Google Earth: rosso in andata, verde al ritorno. Cliccando sul simbolino della macchina fotografica si può visualizzare la foto.

 

Mappa Google

Mappa della cima:

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