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Nell'estate del 1981 avevamo fissato il nostro campo
base al rifugio Berni
(2.541 m) con l'intento di portare a termine, in una
settimana, il giro completo del massiccio montuoso denominato
"tredici cime", che inizia dal Cevedale e
termina al Tresero e fa da corona al ghiacciaio dei
Forni. Avevamo stabilito di alternare un giorno di ascensione
ad un giorno di riposo per preparare gradualmente il
nostro fisico alla fatica, dovuta ai notevoli dislivelli
ed alle altitudini elevate.
Dal rifugio Berni, dopo un primo tratto pianeggiante,
si scende al ponte dell'Amicizia e lo si attraversa
cominciando a salire per un ripido sentiero fino a raggiungere
il ghiacciaio di Punta Pedranzini. Dopo averlo attraversato
si svolta a sinistra e si raggiunge la vetta del Tresero
per sfasciumi, neve e ghiaccio fino alla croce metallica.
Sulla cima
siamo stati sorpresi da una tormenta di neve che ci
ha costretti, durante la discesa, a trascorrere alcune
ore al bivacco
Seveso (3.420 m). 
Ebbene,
proprio alla cima Tresero ho legato il ricordo di una
notte terribile, trascorsa nella mia branda al rifugio
Berni, senza riuscire a dormire e tormentato da un disturbo
agli occhi che si è protratto durante tutta la
mattina seguente. La sensazione era quella di avere
gli occhi pieni di sabbia, il dolore era pari alla reale
presenza di granelli di sabbia sotto le palpebre e quindi
ero costretto a soffrire del naturale movimento delle
palpebre senza riuscire comunque a tenere gli occhi
aperti perchè incapaci di reggere la presenza
di luce, anche la più tenue. Fortunatamente sistemò
tutto quanto la moglie del gestore del rifugio suggerendo
l'applicazione, per circa otto ore, di fette di patate
fresche alla parte dolente . Ero stato vittima della
cosidetta "cotta da neve". Soltanto a metà
pomeriggio, con l'ausilio di occhiali da sole, ho potuto
constatare l'efficacia del rimedio delle patate e riacquistare
quella speranza, che sembrava perduta soltanto la mattina
precedente, di portare a termine il giro programmato
per il giorno successivo, l'ascensione alla Punta S.
Matteo.
Percorso disegnato su mappa Google
Earth; in rosso andata e ritorno per il San Matteo e
Dosegù, in una giornata; in rosso-giallo, andata
e ritorno per il Pizzo Tresero in un altro giorno.

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