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Da Brentino si sale la caratteristica scala selciata.
Più avanti il sentiero s'inoltra nella boscaglia
e poco oltre si trova la croce di cemento che domina
la valle e la prima stazione della Via Crucis. Dopo
alcuni tornanti il sentiero dirige decisamente verso
l'interno del grande vajo e diventa via via più
aereo e panoramico, con affascinanti visioni sui grandiosi
paretoni rocciosi e l'orrido in fondo della gola. A
metà percorso, quando uno scorcio permette
di vedere alto il Santuario, la traccia aggredisce decisamente
il verticale e repulsivo paretone del Monte Cimo.
Sembra
non vi siano passaggi praticabili. Ed invece un'arditissima
scalinata, completamente scavata sulla roccia, incide
il verticale paretone e sale a zig zag, cambiando direzione
in una suggestiva grotta, e guadagna il ripidissimo
terrazzo pensile dirimpettaio alla nicchia del Santuario.
Un ponte di pietra, a due campate, getta un passaggio
sul burrone e si appoggia alla verticale parete sotto
il Santuario che si raggiunge tramite una incredibile
scalinata completamente scavata nella roccia. Il
seicentesco ponte è chiamato 'Ponte del Tiglio'
per il fatto che fino ad allora il passaggio si affrontava
cavalcando un albero di tiglio cresciuto di traverso
causa un grosso masso. (Estratto da: Magicoveneto)
Il mese di maggio, che nella tradizione cristiana è
dedicato a Maria madre di Gesù, vede il gruppo
escursionisti del Circolo Carife in pellegrinaggio al
santuario della Madonna della Corona. Il santuario è
appollaiato tra le verticali e rocciose pendici del
monte Cimo, nel massiccio del Baldo, tra i paesi di
Brentino, a valle (140 m), e Spiazzi, a monte (860 m)
ed offre una suggestiva
visione di sé in un breve tratto dell’autostrada
del Brennero tra le uscite di Affi ed Ala.
La
salita al santuario, costante e continua ma sicura,
supera i settecento metri di dislivello tra le due località
ed accompagna l’escursionista lungo l’antico
sentiero percorso da pellegrini di ogni epoca che, toccando
le tradizionali stazioni della Via Crucis, recitano
il rituale canonico dell’uffizio del Rosario.
Al “primo mistero gaudioso”, il gruppo compatto
intraprende la salita con genuino gaudio per l’assenza
di pioggia, ma già al “quarto mistero”
viene sorpreso, si fa per dire, da una pioggerellina
che non l’abbandonerà più per l’intera
giornata, ma andrà intensificandosi, "precipitando
a matasse dai prodighi telai del cielo". (Fruttero
& Lucentini: A che punto è la notte)
I successivi “misteri della luce” opereranno
un incredibile cambiamento: una densa cappa di nuvole
avvolgerà completamente il gruppo, trasformando
quello che è tradizionalmente un mese primaverile
e luminoso in un cupo e tenebroso mese autunnale.
La fatica per la salita ed il disagio per la pioggia
operano sul gruppo un’ulteriore mutazione ed in
prossimità dei “misteri gloriosi”,
mentre qualcuno invoca l’ausilio degli angeli,
qualcun’altro viene colto da mistiche visioni
e, a fine giornata, confesserà di aver parlato
alla Madonna. Il vero ed unico miracolo sarà
operato all’Antro
del Pellegrino, un’accogliente ed asciutta
grotta alle porte del Santuario dove il gruppo potrà
sostituire indumenti bagnati e consumare un pasto frugale.
Nonostante tutto, la compagnia dimostra allegrezza e
soddisfazione. Non è l’allegria chiassosa
e sguaiata che manifesta in tal modo energia accumulata
e repressa mentre la soddisfazione, che traspare dai
volti affaticati, deriva dalla consapevolezza di aver
raggiunto l’obiettivo prefissato, seppur modesto,
in condizioni meteo pessime.
L'escursione avrà la propria conclusione naturale
in località Spiazzi, dove attende il nostro pullman,
raggiungibile in circa mezz'ora di salita dal santuario
mariano.
(Le immagini non firmate sono tratte
dalla rete internet)
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