CERVINO: cronaca
di un’ascensione mai effettuata
E’ possibile ed ammissibile
parlare di qualcosa che non si conosce direttamente?
Almeno in due modi, io credo.
Alla stessa stregua di ciò che avviene nei
romanzi, ricorrendo alla propria esperienza e sensibilità,
si può raccontare di fatti fantastici ed esprimere
nuove emozioni, e sia gli uni che le altre saranno
tanto più verosimili quanto maggiori le risorse
da cui attingere. Oppure, come nel mio caso, affidandomi
all’esperienza di un caro amico che, molto cortesemente,
mi ha chiesto di trascrivere i fatti realmente compiuti
e le emozioni scaturite dall’ascensione alla
cima del Cervino, senza contributo di guida alpina.
Il mio compito si è limitato
a funzioni di scrivano; ho raccontato i fatti in prima
persona ma per conto suo ed ho trasportato in essi
tutto il sentimento e l'umanità che mi ha trasmesso,
provando la sensazione, mentre lo ascoltavo, e scrivevo,
di aver vissuto, al pari suo, la stessa sua esperienza
e le stesse sue emozioni.
Non sono mai salito, almeno fino ad oggi, in cima
al Cervino. Eppure l’ho visto da vicino, da
molto vicino, durante un attraversamento invernale
con gli sci da Cervinia a Zermatt e mentre ascendevo
il Breithorn, con gli stessi compagni che successivamente
sono saliti sul Cervino. In entrambe le occasioni
ho assaporato tutta la bellezza che emana da questa
unica, straordinaria e slanciata piramide di roccia,
un po’ ricurva su se stessa verso la vetta,
come una geisha nell’atto di proporre un invitante
inchino carico di grazia e gentilezza, ma che pretende
rispetto.

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