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E' l'unico vulcano europeo con attività esplosiva
permanente. Il suo comportamento è così
emblematico da aver dato il nome internazionale di "attività
stromboliana" a tutte le manifestazioni vulcaniche
analoghe. L'isola si presenta come una piramide vulcanica
nero-bronzea che si eleva da fondali di 2.000 metri.
L'escursione
è di forte impatto suggestivo, specialmente se
fatta nel tardo pomeriggio per arrivare in cima al tramonto
ed assistere così all'attività
esplosiva intermittente dell'attuale cratere, circa
duecento metri più sotto, in direzione nord-ovest.
Caratteristica curiosa del vulcano è il suo
particolare microclima. E' impossibile credere che in
poco meno di mille metri di dislivello, seppure con
la variante della notte, la temperatura si abbassi tanto,
aiutata anche dal forte vento in vetta, da rendere indispensabile
un tipico abbigliamento montano d'alta quota, nonostante
si sia sul finire dell'estate.
Sono necessarie almeno due ore e mezza per raggiungere
la vetta, partendo dalla chiesa di San Vincenzo, sotto
l'occhio esperto della nostra guida vulcanologica, il
signor Mario Zazzà, di cui ho apprezzato ed invidiato
l'abilità nel tenere unito il gruppo di escursionisti,
mai riscontrata in oltre vent'anni di organizzatore
ed accompagnatore di trekking per colleghi di lavoro.
Il sentiero sale dapprima tra la tipica macchia
meditteranea per poi attraversare estesi
canneti e quindi, oltre quota 500 metri, trasformarsi
in terreno arido, sabbioso
e roccioso che sale faticosamente i costoni del
Liscione fino alla cima.

Poco
prima del Pizzo o Sopra la Porta lo spettacolo è
di rara bellezza, quasi lunare. Pochi minuti per sostituire
indumenti sudati, coprirsi abbondantemente per ripararsi
dal freddo e dal vento di maestrale ed attendere il
tramonto
del sole. Sul bordo del cratere ed avvolti
saltuariamente da grosse nuvole di fumo e gas (naso
e bocca protetti da mascherine antipolvere), si assiste
alle intermittenti
esplosioni dell'attuale bocca vulcanica che scarica
lapilli e ceneri nella sottostante Sciara del Fuoco.
Dopo circa un'ora e mezza di permanenza in cima, non
poco infreddoliti, malvolentieri abbandoniamo il cratere,
al lume delle torce, seguendo il crinale tra il Pizzo
e I Vàncori (punto più alto dell'isola,
a metri 924) e poi, in ripida discesa, affrontiamo la
Rina Grande, su tracce di sentiero ricoperto da uno
spesso strato di sabbia vulcanica. Poi nuovamente i
canneti ed infine la macchia meditteranea fino alla
Chiesa di San Vincenzo.
"...
Al di sopra delle nostre teste si apriva il cratere
di un vulcano dal quale si levava, di quarto d'ora in
quarto d'ora, con una detonazione violentissima, un'alta
colonna di fiamme, mescolata a pietre pomici, cenere
e lava...Sotto di noi, e lungo un pendio assai ripido,
si stendeva la colata delle sostanze eruttive...La sua
base spariva entro una vera serra di alberi verdi, tra
i quali distinguevo ulivi, fichi e vigneti...Non era
certo un paesaggio da regioni artiche...
"Ma dove siamo? Dove siamo?" seguitavo
a ripetere sommessamente.
"Ah, ecco finalmente un abitante di questo
paese felice!" eslamai. Era un bimbetto vestito
miseramente...
... gli chiese in buon tedesco: "Come si chiama
questa montagna, mio piccolo amico?" Il ragazzo
non rispose. Poi tradusse
la stessa domanda in inglese e francese ottenendo dal
ragazzo sempre l'identico silenzio.
"Proviamo dunque in italiano" ... e chiese
in questa lingua:"Come si chiama quest'isola?"
"Stromboli", rispose infine il pastorello
mettendosi a correre attraverso gli ulivi...
(da: Viaggio al centro della terra,
di Giulio Verne)
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