|

Si parte dal parcheggio del rifugio
Segavecchia, a mt. 912 ed in territorio di Lizzano in
Belvedere, lungo il sentiero n. 121 che inizialmente
attraversa un bellissimo bosco in costante salita. Più
in alto, con le ciaspole calzate, si risale un morbido
crinale a faggeto per poi tagliare, picozza alla
mano, diagonalmente e con buona esposizione i Balzi
della Malacarne
ed arrivare, con un ultimo breve ma faticoso strappo,
al passo
del Cancellino ( 1634 m).
Si affronta il breve crinale in direzione
est-sud, quasi sgombro da neve, che ci porta dapprima
sull'anticima e poi, per breve e ripida cresta
nevosa, in vetta
al Monte Gennaio, da cui si gode un bellissimo panorama
a 360°.
"Sembra quasi buffo rimanere
estasiati su di un poggio simile, un lungo groppone,
di quota anche modesta, ma veramente luogo
speciale, stretto com'è tra vallate selvagge
e solitarie dove i villaggi hanno mantenuto l’aspetto
di secoli addietro. Le valli intorno, isolate e trascurate
dalle moderne vie di comunicazione, sembrano dar ragione
alla teoria che, a questo mondo, vuole salvi solo i
luoghi dimenticati.
In effetti niente di questi posti
si presta ad attirare frotte di turisti, non ci sono
piste da sci né impianti, né strutture
ricettive e la natura non ha regalato guglie sensazionali,
architetture stupende e stupefacenti ma morbide linee
sinuose, confortevoli e riposanti alla vista.
"Da:Pane & Olio (su
e giù per i poggi di Toscana, by Bjbo)
Dalla cima scendiamo al Poggio delle
Ignude (1732 m), dove non incroceremo più il
sentiero che, precipitando in direzione nord verso il
Fosso della Stufa, avrebbe dovuto portarci, attraverso
luoghi selvatici e disabitati, al rifugio Segavecchia
...
Un sorprendente e vasto accumulo di
neve nel versante nord-est del gruppo dell'Uccelliera
(Monte Gennaio e Poggio delle Ignude), tanto insolito
in questo inverno avaro di precipitazioni nevose quanto
pericoloso nell'attraversamento, nasconde il sentiero
e ci costringe ad una deviazione dalla via prefissata
dove pochissimi gradi bussola di differenza fanno il
resto. La speranza di una lieve disgressione cede il
posto a certezza e disagio per l'errore compiuto tanto
da obbligarci, con non poca fortuna, ad una imprevista
e sgradita dilatazione dei tempi di percorrenza, ben
oltre le sei ore preventivate.
|