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Ad un collega che mi chiedeva di spiegare il perchè
della mia passione per la montagna ho risposto:"
l'ascensione in montagna mi crea sempre un'aspettativa
di gioia interiore e non ritorno mai a mani vuote, nonostante
la fatica".
Se questo è in generale il mio atteggiamento
nei confronti della montagna, ne esiste un altro, particolare,
che suscita in me pari interesse ed anche un pò
di curiosità: il nome, che identifica una cima
e la rende unica in un panorama di vette che per i profani
può apparire uniforme. 
Una di queste è appunto il Libro
Aperto.
"Sembra che il nome derivi dalla somiglianza,
riscontrabile dal versante toscano, con un libro dalle
ampie pagine dischiuse sul dorso, costituito dall’alto
bacino imbrifero del Rio Maggiore. Quello che è
sicuro è che il toponimo Libro Aperto inizia
ad apparire per la prima volta nelle carte redatte dall’Istituto
Geografico Militare alla fine dell’Ottocento perché
in epoca settecentesca , come nella carta del Vandelli
del 1746, viene identificato come Monte Mandria."
Una delle più rinomate caratteristiche della
zona del Libro Aperto è la presenza del rododendro
che fiorisce a luglio e del mirtillo nero, raccolto
in agosto. Nella parte meno elevata prevalgono foreste
di abete bianco, nel versante toscano, e di faggio,
nel versante emiliano.
Lasciata
l'auto in località "i Taburri" di Fellicarolo,
in comune di Fanano, a m 1230 di quota, il sentiero
sale faticosamente dapprima per fitto bosco di faggi
e quindi, per aereo
persorso in cresta (Pizzo dei Sassi Bianchi, m 1692),
raggiunge l'anticima
e poi la cima principale del Libro
Aperto (Monte Rotondo), in circa tre ore. 
Dopo
una breve percorrenza del sentiero di cresta 00
in direzione Est (mezz'ora), il rientro procede con
cautela, per la carenza di segnali indicatori ancora
coperti dall'ultima
neve invernale (uso delle ciaspole), affidandoci
per l'orientamente allo scorrere del torrente
Doccione che in questo pendio ha origine e ci accompagna
fino ai Taburri.
 
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