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E’ difficile credere come un’escursione
di fine inverno, in appennino, programmata con il conforto
delle previsioni atmosferiche ed iniziata sotto buoni
auspici, si sia risolta in breve tempo in tormenta di
vento e nuvole tale da ridurre a zero
la visibilità e costringerci ad ancorarci
con forza al manto nevoso per non essere spostati dalle
raffiche di vento.
Se il tratto appenninico interessato riguarda
il gruppo del Corno alle Scale allora è bene
considerare possibile qualunque evento atmosferico eccezionale.
Anche
se la quota non è elevata ( intorno ai duemila
metri) ed il contesto territoriale non eccessivamente
vasto, con presenza di alcuni punti fissi di riferimento
(rifugi o stazioni impianti da sci), l’improvviso
peggioramento delle condizioni atmosferiche e l’abbassamento
della temperatura esterna possono creare notevoli problemi,
di orientamento per chi non ha una discreta conoscenza
della zona, o per equipaggiamento non idoneo.
 
Uno spesso manto nevoso, eccezionale per
l’inverno appena trascorso ed una temperatura
bassa ma non rigida rappresentano le condizioni ideali
per una ciaspolata che prende il via dal parcheggio
Chalet (1471 m) fino al rifugio Duca degli Abruzzi (1794
m), presso il laghetto ghiacciato Scaffaiolo ai piedi
del Cupolino.
Ma l’escursione di inizio primavera
cominciata nel migliore dei modi e durante la quale,
a tratti, nel vallone
riparato scelto come via di salita al rifugio, il sole
quasi scaldava tanto da dover alleggerire i nostri vestimenti,
si è repentinamente trasformata, con veloci
passaggi di basse formazioni nuvolose alternate da luminose
schiarite, in persistente tormenta di vento gelido
con nuvole talmente dense da occultare qualsiasi vista.
Solo la consapevolezza derivante dalla conoscenza del
posto ( il sentiero di cresta tra il monte Cupolino
e la
vetta del Corno alle Scale (Punta Sofia), altre
volte percorso) , la certezza di poter abbandonare l'impresa
in qualsiasi momento ed una corda di venti metri con
la quale ci siamo legati per non correre inutilmente
alcun rischio ci hanno consentito di portare a termine
l’escursione avendo sempre presente nella memoria
la tragica avventura, occorsa pochi giorni prima, ad
un gruppo di escursionisti toscani, fors'anche meno
fortunati di noi.
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