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L'escursione al Monte Sinai o Jabal
Musa per gli egiziani, ossia Montagna di Mosè,
può essere considerata affascinante, incredibile
ed un pò assurda ma assolutamente da fare.

Ho visto salire in cima gente di ogni età, condizione
fisica e con l'abbigliamento più strano, di ogni
razza e religione, spinti
lassù non so se da curiosità, passione
per la montagna, sentimenti di pace, fratellanza o fede.
Pigiati
sulla cima come sardine in scatola, dove il movimento
brusco di qualcuno poteva essere pericoloso per il vicino,
in piena
notte, infreddoliti
ed in attesa del sorgere
del sole, ho sentito intonare, con grande sorpresa
e piacere al tempo stesso, canti di gioia o di ispirazione
religiosa, preghiere cristiane e musulmane.
Purtroppo, come in ogni manifestazione umana (ritengo
che in cima al monte ci sia stato un migliaio di persone),
accanto
ai "pellegrini" pullulavano indigeni petulanti
con proposte di noleggio cammelli, la
puzza dei quali accompagna per tutto il percorso, od
offerte di generi di conforto. Ed i resti di quel commercio
erano purtroppo visibili in ogni angolo della montagna.
L'ascensione al Monte Sinai è comunque tranquilla
se si è allenati; altrimenti può risultare
abbastanza
faticosa poichè
oltre alle cinque ore complessive richieste per l'escursione
vera e propria è necessario trascorrere una notte
in bianco e sopportare un duro avvicinamento (circa
sei ore di pullman, in totale) dalle località
balneari più famose del Mar Rosso attraverso
il deserto roccioso della penisola del Sinai.
L'ascensione al Monte Sinai si conclude
con una visita al monastero fortezza di S. Caterina,
 eretto
nella seconda metà del IV secolo e fortificato
nel VI secolo dopo Cristo. Il monastero, che secondo
l'Antico Testamento rappresenta il luogo dove Dio apparve
a Mosè, si trova all'imboccatura della stretta
valle che conduce al Monte Sinai, in una posizione altamente
suggestiva.
Percorso disegnato
su mappa Google Earth; in giallo andata e ritorno.

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