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Ben visibile da Belluno, questa montagna, all'apparenza
così palpabile e vicina, è invece aspra
e selvaggia.
Anche se una delle peculiarità principali del
gruppo è la varietà di paesaggio, che
offre a tutti gli appassionati la possibilità
di divertirsi, vi predominano i tipici ambienti di media
montagna, con pendii molto scoscesi coperti spesso di
erba (lóppa in dialetto locale), bassi cespugli
e caratterizzati dalla massiccia presenza del pino mugo.
In questi luoghi, di faticoso e difficile accesso, si
ritrova però quella natura non contaminata dalla
«valorizzazione umana» e capace di suscitare
sensazioni indimenticabili. 
Non è raro infatti l'incontro ravvicinato con
il camoscio, sovrano incontrastato di queste zone, mentre
si percorrono i difficili sentieri ed i caratteristici
«viàz»
(passaggi impervi). Il gruppo è comunque attraversato
anche da buoni sentieri e comode mulattiere che, partendo
da fondo valle si addentrano lungo le valli principali
fino a raggiungere il cuore del massiccio, dove la vegetazione
lascia gradualmente il posto alla roccia nuda.
Qui, sopra i 1500 metri circa, l'ambiente
cambia totalmente: le pareti calcaree diventano imponenti,
la loro verticalità si fa più pronunciata,
si scoprono guglie
molto affilate
(Gusela del Vescovà) e torrioni slanciati; in
poche parole si ritrova il tipico ambiente dolomitico.
L'escursione inizia al parcheggio di Case Bortot (568
m), a nord di Belluno, presentandosi lunga ed impegnativa,
per il notevole dislivello, fino al rifugio 7° Alpini
(1491 m).
 I
tre bellissimi ed impegnativi percorsi attrezzati (
Zacchi,
Berti
e Marmol)
consentono all'escursionista allenato di effettuare,
nell'arco di una giornata e con base di appoggio nell'accogliente
rifugio
7° Alpini, un interessante anello nella parete
sud della montagna che sbalza dal bosco verso il cielo
per oltre mille metri.
(Riferimenti a: Stefano Reolon e Giovanni Randi
C.A.I. Belluno)
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