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La Cengia di Ball ed il suo passaggio chiave, il Passo
del Gatto, dove una sporgenza della roccia costringe
a procedere carponi oppure a superarla all'esterno
con l’ausilio di una corda, rappresentano la
parte più esposta e suggestiva di tutto l’itinerario.
Oltre questo tratto la cengia diviene più agibile,
fino a sbucare sul bordo inferiore dell'enorme vallone
detritico compreso fra le due spalle del monte.
Da questo punto in avanti il carattere della salita
cambia radicalmente: la traccia risale infatti lungamente
e faticosamente le ghiaie fino a raggiungere alcuni
salti rocciosi arcuati che sembrano ostacolare il proseguimento.
Seguendo
le tracce, si superano i gradoni e si raggiunge così
il circo
superiore (il Vant) e poi l’arcuato ciglione
occidentale del monte, che unisce la sommità
alla Spalla Sud. Da questo vertiginoso terrazzo, a quota
3000 m circa, si supera la cresta sommitale fino alla
cima (5-6 ore dal rifugio). E’ particolarmente
impressionante affacciarsi sulla parete
nord, che precipita per oltre mille metri.
Le luci
del rifugio Venezia (1947 m), che doveva ospitarci
per la notte, hanno guidato la nostra comitiva, proveniente
dalla forcella Staulanza (1773 m) e sorpresa dall’oscurità
nell’ultimo tratto del percorso, come faro nella
notte per i naviganti (2-3 ore dalla forcella Staulanza).
Il ritorno dalla vetta verso il rifugio Venezia e la
Forcella Staulanza segue la stessa via dell'andata (ancora
5 ore).
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