Il sentiero dei Kaiserjaeger
rappresentava la via di comunicazione tra il
fondovalle (Val Parola) e le postazioni in quota
sul Piccolo Lagazuoi, attraverso il quale avveniva
il trasporto di viveri, munizioni e materiale.
Oggi il sentiero è stato risistemato
e può essere percorso nella sua totalità,
prestando attenzione nei tratti esposti che
sono stati comunque attrezzati con corde fisse.
Lo sbarramento difensivo austriaco, nell'area
del Lagazuoi, era costituito da un sistema di
trincee scavato sopra il passo Valparola, la
cosiddetta postazione Vonbank, i cui resti ben
conservati si incontrano ancor oggi alle pendici
del Lagazuoi sulla sinistra della stazione di
partenza della funivia. In quota vi erano da
un lato le postazione sul Sasso di Stria, e
dall'altro gli appostamenti sulla cresta del
Lagazuoi.
La
galleria di minaitaliana
è un complicato groviglio, il più
ardito sistema di gallerie realizzato nella
Grande Guerra. Oltre al ramo principale, costruito
per piazzare la mina sotto le postazioni austriache
dell'anticima, ci sono la galleria di spalla
il cui sbocco esterno sull'anticima servì
come uscita per le pattuglie italiane di assaltatori
dopo lo scoppio della mina e la galleria dell'artiglieria
dalla quale i cannoni italiani tiravano verso
il Sasso di Stria. Ed ancora: la galleria elicoidale,
che partendo dalla Cengia Martini sbuca a quota
2668 dopo un percorso interno lungo circa 1150
metri ed il ramo orizzontale che correva parallelamente
alla cengia offrendo riparo dal tiro austriaco.
(www.dolomiti.org)
Giro ad anello (sentiero Kaiserjaeger + galleria di
mina italiana) sul Piccolo Lagazuoi, interessante per
le testimonianze storiche sulla Grande Guerra e per
la stupenda giornata autunnale che ci ha consentito
di spaziare lo sguardo tutt'intorno per decine di chilometri.
Tralasciando
l'ipotesi di una facile salita alla cima mediante la
funivia, oppure attraverso i sentieri 402-401 che risalgono
il versante est del monte ai bordi della pista di discesa
invernale, abbiamo optato per il sentiero di salita
"Kaiserjaeger" che si stacca dal
Passo Val Parola sul versante ovest del Piccolo Lagazuoi
e la discesa attraverso la "Galleria di mina
italiana". Una variante al sentiero di salita
permette di iniziare il percorso direttamente al Passo
Falzarego (2105 m) ed incrociare il suddetto sentiero
poco sopra le postazioni Vonbank in prossimità
del ripido
canale franoso (attrezzato) che precede il ponte
sospeso a funi metalliche, lungo una quindicina
di metri, ricostruito nel medesimo luogo di quello originale
austriaco. Per la discesa si è scelto di percorrere
la Galleria di mina italiana che sfocia sulla Cengia
Martini (a quota 2350 m circa sulla verticale parete
sud del Piccolo Lagazuoi) ed in prossimità del
sentiero 402 che, sotto Punta Berrino, conduce nuovamente
al passo Falzarego.
Superato, grazie al ponte sospeso, una profonda spaccatura
si sale tagliando diagonalmente verso nord-ovest la
montagna giungendo infine alla cima
del Piccolo Lagazuoi. Il panorama, di rara bellezza,
spazia dalla Marmolada, al gruppo del Sella e le Odle
più lontane, dalle vicine Cunturines, cime di
Fanis e Tofane al Sorapis, Antelao e Pelmo, Civetta
e Pale di San Martino. (ore 2,30 dal Falzarego)
Lasciata la cima, in pochi minuti si raggiunge il rifugio
Lagazuoi (2752 m) e quindi la stazione a monte della
funivia omonima. L'imbocco della galleria di mina,
che è stata completamente recuperata e consente
di visitare uno dei teatri più drammatici della
Prima Guerra Mondiale, si trova sull'anticima
del Piccolo Lagazuoi e si raggiunge in poco meno
di mezz'ora tramite un sentiero
che parte dalla stazione a monte della funivia. Prima
di raggiungere l'ingresso della galleria di mina si
attraversa un interessante sistema di trincee che costituiva
un posto di osservazione dell'esercito austriaco.
"Al
termine di questa grandiosa opera era stato creato un
collegamento interno tra tutti i rami della galleria
e la cengia sottostante, la Cengia Martini, insieme
con un sistema di feritoie di sparo orientate in tutte
le direzioni. Percorrendo la cengia verso destra fin
quasi sotto la funivia si possono visitare i resti dei
ricoveri, delle baracche, dei camminamenti.
La cengia rappresentava una validissima postazione in
quota per minacciare le sottostanti postazioni nemiche
della Vonbank; inoltre sul sentiero si aprivano rientranze
naturali nella roccia che, allargate e rese più
confortevoli, offrirono ripari dal fuoco nemico, alloggiamenti
per gli uomini e depositi per i materiali." (www.dolomiti.org)
Percorrere
questo itinerario è stato come entrare in un
museo di storia a cielo aperto e non ho potuto non riflettere
sull’assurdità del conflitto che si svolse
su queste cime.
I miei pensieri sono andati naturalmente al sacrificio
dei valorosi soldati, ad alcuni versi dell'Inferno dantesco
ed alla drammaticità che esprimono:
"Per me si va ne la città
dolente,
per me si va ne l'eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente."
Le
gallerie
sono state ottimamente sistemate e le corde metalliche
fungono da eccellente corrimano. L’imbragatura
è superflua, data l’assenza di esposizione;
indispensabili sono invece il caschetto e la torcia
elettrica. Più impegnativo è il percorso
in cengia,
protetto con cavo nei punti più esposti. Abbandonata
la Cengia Martini, la cui visita può protrarsi
per circa un'ora, tra andata e ritorno, si seguono le
indicazioni
per il sentiero 402 che in discesa accompagna al passo
Falzarego. (3 ore dalla cima, compresa la visita alla
cengia Martini)
Percorso disegnato su mappa
Google Earth: in rosso salita, in verde discesa, in
arancio percorso di cresta, in viola galleria di mina,
in giallo cengia Martini.